DIARIO DI UNO STELO DI MARGHERITA

giovedì, marzo 02, 2006

Quella volta che il vento s’innamorò del prato.

Quella volta che il vento s’innamorò del prato, non c’erano ancora i fiori a far solletico.
Quella volta, mi ricordo bene, il vento si accorse di quante nuvole vi fossero su quel prato.
E decise di spingerle via.
Mentre passava, ad esse si aggrappava, facendo quasi finta di niente.
E sorrideva al prato.
E l’ombra sparì. E l’erba si rinfrescò.
Un albero pose i propri rami sui fianchi di corteccia, e guardò accigliato quel vento.
“Dove te ne vai?”, gli chiese.
“Dovrei stare qui, vero?”, rispose lui un po’ dubbioso.
“Ti stancherai prima o poi di spettinare”, lo rimproverò allora l’alto fusto.
E il prato si alzò in piedi. E fece vedere al vento che anche lui sapeva danzare.
E le nuvole da lontano, se ne stavano nascoste dietro ad una montagna, dopo essere state scaccite.
Il vento e il prato.
Quando in realtà non vi è colore.
Quando tutto è brughiera. O campo di grano. O ancora savana.
Quando polvere non c’è.
Un soffio che è già di per sè colore.
E se fai un salto tocchi le stelle che ancora devono apparire, perché è pieno pomeriggio.
Quella volta che il vento s’innamorò del prato, qualcuno disse che se il mondo avesse girato il cielo sarebbe rimasto lì.

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martedì, gennaio 10, 2006

Dietro alle montagne che cosa ci sta?
Tutto quello che Dio non è riuscito a metterci davanti...

postato da cirillo 11:36 | commenti (4)

venerdì, gennaio 06, 2006

Dio ha creato le montagne, perché anche lui ha dei segreti...

... ci sono persone al mondo che assomigliano a foglie, a foglie che aspettano la primavera ...

... sono sempre ben piantato, non preoccupatevi ...

postato da cirillo 14:54 | commenti (3)

mercoledì, novembre 09, 2005

Vorrei condividere ancora un po' di tempo con la mia vita.

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martedì, ottobre 18, 2005

Ho preso in mano l'autunno.
Se non sapessimo di che consistenza è la carta, quando l'accartocci senza pensarci, ci stupiremo di come l'autunno punga, s'infili tra un dito e l'altro, e ci provochi quel tenue dolore, quasi fastidio, che però non ci preoccupa.
Una cartina di caramella, che stride, che in mezzo al silenzio, seppur piccola, si fa sentire.
L'autunno è un po' così.
Godiamo dei suoi colori. Sugli alberi.
E nello stesso tempo vorremmo andare al mare, per vedere che combina.
Lì, dove alberi ce ne sono pochi, e si sente già un bel rumore, non serve quello delle foglie.
Se l'estate la si prende in piena faccia, tra i capelli, l'autunno lo si prende in mano.
Lo si sbuccia come una castagna o come un mandarino.
Lo si accarezza come si fa con le prime sciarpe, e i maglioncini.
Lo si apprezza anche tenendolo in tasca, come i primi freddi pungenti del mattino.

Ho preso in mano l'autunno.
L'ho guardato bene bene, prima di stringerlo.

Come quei bambini che si stupiscono della caduta delle foglie, e vorrebbero riattaccarle con la fantasia, anch'io mi stupisco ogni anno dell'autunno. Di come arrivi quando vuole lui... Un po' come l'amore, certo... Mica ti avvertono...

E di come sia capace di far cadere dall'alto le foglie, quando per tutta l'estate avremmo voluto arrivare a toccare quella più alta, su quell'albero.
E adesso l'autunno ce lo permette.

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sabato, agosto 27, 2005

Se guardare il cielo equivalesse a sognare... chi di noi avrebbe il coraggio di chiudere gli occhi per dormire?

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giovedì, agosto 18, 2005

Azzurro.
Azzurro come questo immenso dipinto che oggi hanno appeso a tela in giù.

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mercoledì, agosto 10, 2005

A volte, è vero, le stelle ce le hai accanto.
C'è chi ne ha di bellissime. Ne basta anche solo una.
Eppure, riesce ad abituarsi alla sua luminosità, e invece di esserne abbagliato, o comunque rapito, ne è infastidito, quasi fosse simile a quei neon verdi che s'incontrano per strada, nelle vie affollate dai turisti estivi.

Ma l'amore non è un neon verde.
Non ci puoi scrivere "amore" su un'insegna da ristorante.
Non puoi pensare che la luce che fino a ieri ti è stata accanto sia una semplice lampadina, un abat-jour da spegnere e riaccendere quando ti pare, quando durante la notte ti scappa di andare in bagno perché hai dormito con la coscienza scoperta, oppure quando ti sei dimenticato se hai chiuso la porta di casa, e nel bel mezzo della notte ti alzi per rassicurarti di avere la coscienza al sicuro.

C'è chi accanto ha una stella che illumina anche il giorno, e ha deciso di perderla.
Anzi, ha deciso di spegnerla, perché tanto la strada al buio ormai sembra averla imparata.
Perché? Perché c'è chi ha una stella accanto e decide prima o poi di spegnarla?
Perché di stelle, purtroppo, ce ne sono tante.
Alcune in cielo, irraggiungibili appunto, e soltanto da guardare.
Altre a metà strada, che pungono un po', con le loro cinque punte e spesso le confondiamo coi lampioni.
E quelle che bene o male capitano a terra, e hanno la fortuna di non cadere in un fosso o di rimbalzare su un tetto, ma vengono prese al volo da qualcuno che passa di là. E tenute strette lì, dove si vorrebbe essere tenuti stretti.

E qualcuno poi decide di farne sasso, e di scagliarle lontano, per poi pentirsene, e cercarle, fino a piangere, e a desiderare cento, milee, tante, nuove stelle.

Beato chi ha una stella accanto.
Non dovrà mai aspettare che il cielo si rassereni, per guardarla.

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lunedì, agosto 08, 2005

Stelle... Che farsene se non si ha qualcuno per guardarle...

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lunedì, luglio 25, 2005

Quel giorno che volerai, avrai il cielo a farti da mondo...

postato da cirillo 15:13 | commenti